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Mer, Set
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Prevenzione incidenti e pirateria stradale. Bene la patente a punti.

Sicurezza
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"La patente a punti si è rivelata più utile ad abbassare il numero degli incidenti mortali rispetto alle pene detentive": questo emerge da una ricerca della Facoltà di Economia della Libera Università di Bolzano basata sui dati Istat.

L'ordinario di Politica economica dell'UniBz Mirco Tonin e i colleghi Silvia Bruzzone (ISTAT) e Stefano Castriota (Università di Pisa) hanno pubblicato due studi che potrebbero fornire utili indicazioni a supporto delle misure di prevenzione degli incidenti e della pirateria stradale: "Points or Prison? The Effects of Different Sanctions on Driving Behavior" e "Stay or Flee? Probability versus Severity of Punishment in Hit-And-Run Accidents".

 Sono stati analizzati i dati Istat relativi al numero di incidenti stradali con morti o feriti e quelli relativi agli episodi di pirateria stradale verificatisi in Italia tra il 1996 e il 2016 con l'obiettivo di verificare la validità degli interventi legislativi messi in atto nel corso degli anni (la patente a punti, introdotta nel 2003, e l’omicidio stradale, varato nel 2016).

 

Dati più recenti dei due fenomeni

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2018 a livello globale ci sono state 1.350.000 vittime di incidenti stradali (prima causa di mortalità giovanile in anni compresi tra i 5 ed i 29) e 50 milioni di feriti. Nello stesso anno, Secondo i dati Istat ricavati dai rapporti della polizia in Italia, si sono verificati 170.000 incidenti con lesioni a persone, 3.300 morti e 240.000 feriti. Il fenomeno della pirateria stradale, invece, in Europa riguarda una percentuale compresa tra l’1% e il 6% degli incidenti con morti o feriti: per l’Italia si riconoscono numeri inferiori rispetto agli altri Paesi (circa l’1%).


L’utilità delle misure introdotte? I numeri a confronto

I risultati a breve termine delle politiche implementate in Italia negli ultimi due decenni mostrano che è più efficace una sanzione contenuta ma certa piuttosto che una pena molto severa ma con bassa probabilità di applicazione. La patente a punti è risultata infatti essere di maggior utilità, rispetto all’omicidio stradale, per la riduzione di decessi e lesioni: nel primo caso, le morti quotidiane sono diminuite nella misura di 2,3 (-58 i feriti) mentre, nel secondo caso, solo di 1 (-8 i feriti, dato non significativo dal punto di vista statistico).


La prevenzione degli atti di pirateria stradale

Tonin e Castiota hanno anche indagato le condizioni che faciliterebbero il verificarsi di episodi di pirateria stradale, una fattispecie di reato che coinvolge perlopiù cittadini incensurati che in pochi secondi si trovano a dover decidere se soccorrere la vittima oppure darsi alla fuga. Mettendo a confronto il cambiamento di luminosità indotto del passaggio dall’ora legale a quella solare, i due docenti hanno appurato che la maggiore luce riduce questi crimini del 20%: ciò significa che la possibilità di essere visti e identificati riduce significativamente l’incentivo degli investitori a scappare, più che la paura di incappare in una condanna a diversi anni di carcere. “Alcuni suggerimenti ricavabili da questo studio riguardano le politiche che la mano pubblica può attuare per ridurre la propensione a darsi alla fuga dopo aver provocato un incidente stradale”, sostiene Tonin, “tra queste un miglioramento dell’illuminazione pubblica e l’installazione, ben visibile e pubblicizzata, di telecamere nei luoghi caratterizzati da alta incidentalità”.


Si tratta ora di vedere se il vantaggio di una misura sull’altra (la decurtazione dei punti fino al ritiro della patente rispetto all’incarcerazione) si confermerà anche nel lungo periodo. Le conclusioni cui sono giunti i due economisti si basano infatti su dati e tecniche statistiche che sono in grado di catturare solo gli effetti di breve periodo, e alcuni elementi fondamentali, come le abitudini e le norme sociali, cambiano di solito lentamente.

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