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Sab, Mag
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Parigi: il clima conta su di noi

Editoriali
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È nato il sospirato accordo sui cambiamenti climatici. La data è storica. Sabato 12 dicembre 2015 è stato firmato il Paris Agreement – nell’ambito della Cop21, la conferenza ONU sul clima alla quale hanno partecipato 195 Paesi più l’Unione Europea nel suo complesso – che succede al protocollo di Kyoto, firmato nel 1997 e operativo dal 2005.

La cerimonia di firma avverrà il 22 aprile 2016 a New York e l’entrata in vigore del trattato da quando (non prima del 2020) almeno 55 parti (responsabili di non meno del 55% delle emissioni di gas serra) lo avranno ratificato.

Riconfermato l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2°C, con lo sforzo di raggiungere il più ambizioso traguardo di 1,5°C, raccomandato dal mondo scientifico. Previsti anche un vitale finanziamento di almeno 100 miliardi di dollari all’anno dei paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo, nonché la revisione ogni cinque anni dei piani nazionali per il taglio dei gas serra.

In sostanza l’accordo rispetta le aspettative – con tutte le critiche del caso: l’adesione è volontaria e non sono previste sanzioni in caso di mancato rispetto – e costituisce un punto di partenza su cui basare le decisioni politiche dei prossimi anni.

Parafrasando Laurent Fabius, ministro degli Esteri francese e presidente di Cop21, possiamo ben dire che il pianeta conta anche su di noi, ovvero sul mondo della mobilità sostenibile.

A livello italiano non si possono fare i salti di gioia dato che solo l’8% del parco circolante è alimentato con propulsioni e carburanti alternativi, ovvero a GPL, metano, biocarburanti, idrogeno, ibridi ed elettrici. Sono sempre in larga maggioranza* le auto a benzina (18.895.138, 50,96%) e gasolio (15.237.608, 41,09%)*.

Come è emerso anche dai dati dell’associazione dei mobility manager Euromobility, che fotografano la situazione della mobilità sostenibile in Italia al 2014, gli standard emissivi sono migliorati, ma non abbastanza: nelle 50 principali città italiane i veicoli Euro IV rappresentano la percentuale maggiore in circolazione (33,0% del parco), mentre gli Euro V sono solo il 22,1%. La stessa indagine rileva poi che rispetto allo scorso anno in ben 43 città su 50 si è registrata una riduzione dell’offerta di trasporto pubblico, in dodici città addirittura a due cifre percentuali.

In questo quadro dopo diversi anni di progressi (nei quali le immatricolazioni a gas sono arrivate al 21% del mercato e le trasformazioni sono state anche 270.000 all’anno, in particolare in presenza di incentivi) ora si assiste a un’inversione di tendenza: diminuiscono a livelli preoccupanti le conversioni in after market e perdono impulso anche le nuove immatricolazioni di vetture a gas.

Gli italiani non hanno a cuore l’aria che respirano? Sembrerebbe così, se si tiene conto anche del fatto che Volkswagen nel nostro Paese non è stata nemmeno penalizzata dallo scandalo emissioni diesel, segnando nel mese di novembre un +21,37% del gruppo, contro un calo delle vendite in tutto il mondo del 2,4%. Mentre pare abbiano dimenticato che le emissioni di un’auto datata possono essere abbattute grazie all’istallazione di un impianto GPL o metano, consentendo, cosa non da poco, un bel risparmio in termini economici sul costo del carburante.

Per modificare il trend, le Associazioni di categoria continuano a chiedere al Governo un’esenzione temporanea dal pagamento del bollo, che potrebbe essere inserita nella Legge di stabilità, ancora in discussione al momento di andare in stampa. Ci auguriamo di trovarla sotto l’albero!

* dati Aci al 31 dicembre 2014

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