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Sab, Lug
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Clima: cosa cambia con l’elezione di Biden?

Editoriali
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Dopo quattro anni in compagnia di Donald Trump inizia a gennaio il mandato di Joe Biden, che si preannuncia significativo sotto il profilo ambientale.


Il presidente uscente si è sempre manifestato contrario alla lotta ai cambiamenti climatici, tanto da insistere per l’uscita degli Usa dal Trattato di Parigi e per la definitiva cancellazione del Clean power plan, Piano per un’energia pulita, creato nel 2015 e che ha rappresentato il cuore delle politiche ambientali di Obama. Poco prima delle elezioni ha tolto lo status di area protetta alla foresta nazionale Tongass, in Alaska, la più grande del Paese e una delle maggiori foreste pluviali al mondo, che per oltre la metà territorio, 9,3 milioni di acri su 17 (equivalenti a 3,7 milioni di ettari su quasi 7) sarà ora aperta ad attività boschive.
Biden, le cui prime proposte a favore dell’ambiente risalgono al 1986, ha invece approntato un piano dedicato, The Biden plan for a clean energy revolution and environmental justice, che prevede un investimento da 1,7 trilioni di dollari in dieci anni.
Un investimento storico – si legge nel piano – in un futuro di energia pulita e giustizia ambientale, pagato annullando gli incentivi fiscali di Trump che arricchiscono
le aziende a scapito dei posti di lavoro americani e dell’ambiente.
Tra gli obiettivi evidenziati: il raggiungimento delle emissioni zero entro il 2050, la reintroduzione del Trattato di Parigi, il sostegno alle comunità native i cui territori sono sfruttati dalle compagnie petrolifere, un investimento di 400 miliardi di dollari in dieci anni per la ricerca su clima ed energia. In merito ai trasporti,
ridurre le emissioni di gas a effetto serra da essi derivanti preservando e implementando l’attuale Clean Air Act, sostenere lo sviluppo dell’elettrificazione, raddoppiare i combustibili liquidi del futuro, che rendono l’agricoltura parte fondamentale della soluzione al cambiamento climatico. I biocarburanti avanzati sono ora più vicini mentre iniziamo a costruire i primi impianti per i biocarburanti, creando posti di lavoro e nuove soluzioni per ridurre le emissioni su aerei, navi oceaniche e altro ancora.
Intanto il Consiglio europeo ha raggiunto un’intesa per un nuovo obiettivo climatico dell’Ue: l’Europa ridurrà le emissioni di almeno il 55% entro il 2030, in un percorso, sottolinea Ursula von der Leyen (Presidente della Commissione Europea), che ci pone su un percorso chiaro verso la neutralità climatica nel 2050.
In Italia invece siamo ancora in attesa di un efficace piano di incentivazione della mobilità sostenibile, che non trascuri le trasformazioni a GPL e metano, indispensabile per un veloce abbattimento dell’inquinamento dovuto al vetusto parco circolante.

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