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Thu, Apr
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Un patto per l'occupazione verde. È il momento giusto

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Green economy. Non è più un sogno radicale ma un’esigenza reale e una vera opportunità di crescita in uno scenario dove i consumi languono e l’ambiente soffre.

Ogni settore, manifatturiero e non, ha il diritto/dovere di impegnarsi per rendere le proprie proposte compatibili con uno sviluppo sostenibile. Alcuni comparti vi entrano a pieno titolo da subito. È il caso dei carburanti alternativi, in particolare di quelli gassosi: sono già disponibili, non necessitano di una fase di start up grazie ad una tecnologia matura e proiettata a sempre migliori prestazioni, anche ambientali. Sono inoltre dotati di infrastrutture di tutto rispetto: in Italia oltre a FCA è nata da oltre 60 anni una piccola e grande industria dell’auto a gas che va dalla produzione di impianti per la conversione a GPL e metano, con una rete di trasformazione e assistenza di più di 6.000 officine, al rifornimento stradale (più di 3.000 distributori di GPL e 1.000 di metano). Trentamila addetti per una mobilità ecocompatibile.

Le vendite interne sono soddisfatte dalla produzione nazionale di componentistica, che è leader mondiale della tecnologia: nel mondo 7 impianti su 10 sono italiani.

Grazie poi ai biocombustibili (biometano e biopropano), non mancano prospettive rinnovabili: in futuro l’utilizzo di gas per il riscaldamento, per l’industria e per l’autotrazione non sarà legato a risorse esauribili, ma ci aiuterà a sfruttare al meglio scarti e rifiuti.

Il patto per l’occupazione verde è chiesto anche dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile nell’ambito dello studio Green Economy e veicoli stradali – Una via italiana, presentato a Roma lo scorso dicembre a proposito di auto a gas.

Per favorire un ulteriore sviluppo del mercato oltre all’esenzione pluriennale dal pagamento del bollo auto, è stato proposto un patto per l’occupazione con tutta la filiera di settore, che preveda anche una valutazione periodica – secondo parametri condivisi – degli effetti sul livello occupazionale conseguenti alla maggior vendita di automobili e componentistica a gas.

Un tale accordo di programma – sottolinea lo studio – si inserirebbe a pieno titolo in una operazione di green economy e soprattutto di green jobs, volta cioè a rafforzare una eccellenza ecologica del nostro sistema industriale, con la creazione di nuovi posti di lavoro tendenzialmente più strutturali in quanto impiegati in un settore innovativo ed a forte caratterizzazione internazionale.

Le misure di incentivazione finora attuate in Italia hanno evidenziato la presenza di una forte domanda a favore di GPL e metano. In altre parole, quando vengono ridotti i costi di accesso alle motorizzazioni a gas anche l’utenza più esigente si rivolge con soddisfazione a queste tecnologie alternative. Inoltre, l’esperienza degli incentivi ha dimostrato che l’aumento della domanda di installazione si traduce in una immediata e sensibile crescita occupazionale.

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