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Lun, Nov
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Biometano per i trasporti. Un modello di filiera green made in Italy

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Si e’ svolto a Oil & Non Oil - la fiera della distribuzione carburanti in programma a Verona dal 9 all'11 ottobre - il convegno Biometano, aspetti fiscali e procedurali per l’utilizzo nei trasporti promosso da due associazioni di categoria, Assogasmetano e Consorzio Italiano Biogas insieme allo Studio Legale e Tributario Sorrentino-Pasca-Toma.
Un tema quanto mai attuale, in vista dell’avvio di un nuovo mercato che avra’ come protagonista un carburante al 100% italiano e rinnovabile.


Risale infatti al 2 marzo il decreto sulla Promozione dell'uso del biometano e degli altri biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti.
Il provvedimento è in vigore dal 20 marzo e introduce incentivi ai produttori di biometano – carburante ottenibile da un processo di lavorazione del biogas in tutto e per tutto simile al gas naturale - oltre a nuove possibilità per assolvere l'obbligo di immissione in consumo di biocarburanti.

C’e’ un futuro rinnovabile in vista - Biometano che dona al gas naturale un futuro rinnovabile e rappresenta un esempio perfetto di economia circolare in quanto si ottiene sia dagli scarti di biomasse di origine agricola sia dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani derivante da raccolta differenziata. Il suo consumo avviene quasi senza ulteriori emissioni climalteranti. Chimicamente uguale al gas naturale, costituisce una risorsa importante per il settore dei trasporti in quanto può essere utilizzato fin da subito sui veicoli in commercio predisposti per l’alimentazione a metano ma anche a GNL.

Il metano nei trasporti - In questo quadro ricordiamo anche che l’Italia e’ il primo mercato europeo per l’uso di metano per autotrazione e vanta un parco circolante di circa 1 milione di mezzi e che sul GNL si punta in modo significativo per il trasporto pesante.

A caccia di risposte - Quali le opportunità che nascono dall’utilizzo del biometano nei trasporti alla luce del decreto biometano? Quale soggetto giuridico può distribuire il carburante? Quale tassazione per il biometano e per l’anidride carbonica? Come si calcolano le accise sul biometano? Il biometano e la CO2 in uscita dall’impianto di biometano agricolo sono prodotti agricoli? Sono alcune delle domande alle quali hanno dato risposta i relatori presenti. Sui prossimi numeri di Ecomobile affronteremo ognuno di questi punti insieme agli esperti.

La parola alla filiera del biogas - Ha aperto i lavori l'intervento di Piero Gattoni, Presidente del Consorzio Italiano Biogas, il CIB, ovvero il consorzio nazionale che rappresenta tutta la filiera del biogas agricolo, dai produttori di biogas, ai produttori di impianti e servizi per la produzione di biogas e biometano.
“L’Italia – ha sottolineato Gattoni – ha la possibilità di esprimere pienamente quello che e’ un esempio di produzione bioenergetica. Come si desume anche dal recente rapporto IPCC dobbiamo cambiare il paradigma di produzione di alcuni settori. Questo a mio avviso è un assist fenomenale per il mondo dell’oil & gas e per il mondo agricolo: noi dobbiamo ribadire che il gas rinnovabile è una risorsa determinante per la decarbonizzazione del sistema dei trasporti. Abbiamo consegnato al commissario per l’energia Arias Cañete insieme all’associazione del gas europea un rapporto nel quale si evidenzia che arrivare al 2050 con uno scenario non completamente elettrico che abbini le rinnovabili elettriche e gas rinnovabile utilizzando l’infrastruttura rete del gas come strategica e la rete per la distribuzione del gas anche dei trasporti, comporterebbe un risparmio per il sistema e i consumatori europei di oltre 100 miliardi di euro.

Una risorsa per abbattere subito le emissioni dei veicoli - Sui numeri è arrivata la riflessione di Paolo Vettori, Presidente di Assogasmetano, ovvero l’associazione nazionale delle imprese distributrici di metano per autotrazione, che ha elaborato una proiezione delle potenzialità della attuale rete distributiva di metano commisurata alle dinamiche del settore. Secondo Vettori in condizioni ottimali – e se fossero state mantenute le vendite degli anni ’70 - il circolante a metano potrebbe essere pari a 2 milioni di veicoli contro i 935mila attuali. In merito allo sviluppo del biometano per i trasporti, si augura che si possa passare alla fase produttiva vera e propria: “Secondo il Mise potremmo già avere 250 milioni di metri cubi di biometano per le auto, se fossero già su piazza potremmo pensare gia’ oggi a un forte abbattimento della CO2. Prendiamo per esempio una Panda, passeremmo da 86 grammi kilometro di CO2 a 65, quindi raggiungeremmo gia’ quegli obiettivi che l’Europa ci chiede. Con il biometano abbiamo una possibilita’ immediata di abbattimento delle emissioni”.
Vettori ha poi voluto sottolineare che l’approccio della mobilità elettrica molto aggressiva rischia di fare assumere decisioni destabilizzanti nelle scelte energetiche utili per il paese, facendo passare quello che sarà futuribile, l’elettrico, come una realtà, il metano.

Gli obblighi di miscelazione - Sulla visione dei soggetti obbligati, ovvero gli operatori economici che vendono benzina e gasolio e che quindi hanno da tempo l’obbligo di immettere in consumo una quota di biocarburanti nei prodotti petroliferi e’ intervenuto Franco Del Manso, Rapporti Internazionali, Ambientali e Tecnici dell’Unione Petrolifera, che ha auspicato che la produzione di biometano possa entrare ben presto nel vivo e ha confermato che le aziende aderenti all’Unione Petrolifera hanno optato per il meccanismo di adesione al sistema di rilascio e ritiro dei Cic (certificati di immissione in consumo) del Gse.
“Vediamo il biometano come un prodotto molto interessante per il settore – ha dichiarato Del Manso - in quanto ci aiuterà a traguardare gli obblighi di miscelazione che abbiamo sia nel breve termine che nel medio e lungo termine. “

Una overview sul meccanismo – Gli aspetti procedurali sono stati affrontati da Luca Ventorino dell’Unità Affari Regolatori (divisione sviluppo sostenibile) del GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, che è incaricato della gestione del meccanismo previsto dal decreto.
Il GSE ha pubblicato nello scorso mese di giugno le procedure applicative per le richieste di qualifica per gli impianti di produzione di biometano e di biocarburanti avanzati. Ventorino ha illustrato il contesto che ha mosso il ministero – sviluppo economico - per sviluppare un decreto specifico sul biometano nel settore dei trasporti, le casistiche di incentivo previste e qualche spunto sulle procedure: formazione delle graduatorie, tempistiche, maggiorazioni previste.
“In Italia - ha sottolineato Ventorino - esiste un enorme potenziale per il biometano nel settore dei trasporti: il nostro paese consuma circa 1,1 miliardi di metri cubi di gas naturale nel trasporto stradale all’anno e ciò fornisce un contesto solido per lo sviluppo dell’uso del biometano in questo ambito”.
Ai sensi del nuovo decreto le richieste di qualifica per l’incentivazione del biometano (art. 6) attualmente sono 6, mentre siamo a quota quattro per le richieste di qualifica per l'incentivazione di biocarburanti avanzati (art. 7).
“I prossimi passi: la pubblicazione dei contratti con i produttori, la definizione di modalità e specifiche per l'acquisizione dei dati in tele-lettura, una consultazione pubblica sulle modalità di funzionamento del registro delle Garanzie d'Origine del biometano”.

Gli aspetti fiscali - Hanno chiuso i lavori i rappresentanti dello Studio Legale e Tributario Sorrentino-Pasca-Toma, specializzato nella consulenza per il settore petrolifero ed energetico, con particolare attenzione a quelli che sono gli aspetti fiscali dei vari prodotti utilizzati come combustibili. Sono intervenuti l’avvocato Bonaventura Sorrentino e l’avvocato Emanuela Pasca, entrambi soci dello Studio. Il loro focus si e’ indirizzato in particolare alle problematiche che possono sorgere alla luce della nuova normativa per quanto riguarda i risvolti fiscali e tributari, alla tassazione degli introiti che si ricavano dall’attività di produzione e vendita del biometano e agli obblighi derivanti ai fini delle accise.

Il biometano - Contiene almeno il 95% di metano, deriva dal biogas (50-60% metano e 40% CO2) prodotto dalla digestione anaerobica, in assenza di ossigeno, di biomasse in ambiente controllato (digestore) e che sottoposto a purificazione raggiunge la qualità del gas naturale – prodotto da aziende agricole usando gli scarti (ma anche grazie ai rifiuti da raccolta differenziata) che passano da rifiuto a risorsa, viene ritirato dal Gestore dei servizi energetici-Gse che poi lo vende agli shipper. Questi lo immettono in rete e ciò genera Cic (Certificati di immissione al consumo) che le aziende petrolifere sono obbligate ad acquistare per assolvere agli obblighi di legge.

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