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Mon, Apr
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Dieselgate, fatti, misfatti e conseguenze

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Coinvolti anche veicoli a benzina e nuovi diesel 3.0
Intanto l’Italia dimostra la consueta efficienza: pagheremo 8 milioni per mille controlli a campione (8mila euro l’uno)
Volkswagen dopo le accuse giunte dagli USA il 18 settembre sulle emissioni dei veicoli venduti in America, dove le regole sono più stringenti rispetto all’Europa, ha ammesso di avere eluso i test di inquinamento sui diesel venduti tra il 2009 e il 2015. Coinvolte 480.000 vetture (3% del circolante), con rischio multa di ben 18 miliardi.

La frode è stata denunciata dall’Environmental Protection Agency (EPA) che ha scoperto sulle auto tedesche un software capace di truccare i risultati. Parliamo del motore diesel 2 litri 2.0 TDI EA 189 Euro 5, negli Usa è montato su Golf, Jetta, Passat, Maggiolino e Audi A3 (ma forse è implicato anche un 1.6) che possono inquinare dalle 10 alle 40 volte in più dei limiti di legge.

Lo scandalo ha provocato il crollo in borsa del titolo della casa di Wolfsburg che dovrà risanare mezzo milione di auto vendute sul mercato statunitense. Poche ore dopo si apprende che sono coinvolti 11 milioni di veicoli in tutto il mondo, corrono voci sul coinvolgimento di altre case e si parla anche di consumi non veritieri. Intanto la UE si appresta a cambiare le regole: dal 2017 le prove emissive dovrebbero essere effettuate su strada, non più su rulli.

L’ex ceo Martin Winterkorn si è detto profondamente dispiaciuto affermando che la società farà tutto il necessario per riparare il danno provocato. Si è dimesso con una buonuscita milionaria che ha incrementato lo scandalo e alimentato sospetti che gli si voglia offuscare la memoria. È stato sostituito da Matthias Müller, Presidente di Porsche AG: Il mio compito più urgente è riconquistare la fiducia nei confronti del gruppo. Non lascerò nulla di intentato. Il 7 ottobre: il Consiglio di Sorveglianza Volkswagen AG ha eletto un nuovo Presidente, Hans Dieter Pötsch.

La casa tedesca ha poi confermato che i nuovi diesel Euro 6 sono conformi alle prescrizioni di legge e agli standard ambientali.

Con l’inizio di novembre nuovi colpi di scena: la casa tedesca ha dichiarato il primo rosso di bilancio in 15 anni, poi ha subito un ulteriore crollo in borsa dopo l’allargamento dell’inchiesta, da parte dell’agenzia americana EPA, a nuovi modelli diesel 3.0 litri prodotti dal 2014: i SUV VW Touareg, Porsche Cayenne e Audi Q7 e Q5 e le berline Audi A6, A7, A8 e A8L;  si tratterebbe di circa 10mila unità vendute dal 2014 e un numero imprecisato di veicoli “modello 2016” (in vendita negli USA da settembre). Ma non è finita, coinvolte in Europa anche le emissioni di CO2 di 800 mila veicoli in totale, dei quali 98mila a benzina. Sulla scia dello scandalo Moody’s ha tagliato il rating di Volkswagen ad A3 da A2 con outlook negativo. Sospesa la vendita di vetture diesel nuove e usate negli Stati Uniti.

Volkswagen Italia ha comunicato che i veicoli diesel con motore 2 litri coinvolti sul mercato italiano sono 709.712: 385.694 Volkswagen, 231.729 Audi, 35.343 Seat, 39.598 Skoda, 17.348 Volkswagen Veicoli Commerciali. Per sapere se si necessita dell’intervento di manutenzione per la correzione delle caratteristiche delle emissioni di ossidi di azoto (NOx) si possono consultare i siti delle varie marche (www.volkswagen.it, www.audi.it, www.seat-italia.it, www.skoda.it) e digitare il numero di telaio della propria vettura per verificare se risulta interessata, chiamare i numeri verdi dedicati oppure rivolgersi ai concessionari o ai service partner della rete ufficiale.

Si attendono notizie in merito ai test annunciati dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio: mille controlli a campione sulle vetture di tutti i marchi presenti nelle concessionarie, al fine di accertare eventuali irregolarità, un’operazione da otto milioni di euro (8.000 euro a controllo: scandaloso, chi ci mangia?).

La procura di Torino ha avviato un’inchiesta su iniziativa del pubblico ministero Raffaele Guariniello, in collaborazione con i carabinieri del NAS. Non sembrano esserci iscritti nel registro degli indagati ma tra le ipotesi di reato c’è la frode in commercio.

Volkswagen ha comunicato di avere accolto la decisione dell’Autorità Federale dei Trasporti tedesca (Kba): a partire da gennaio 2016 verranno richiamati circa 8,5 milioni di veicoli in Europa (mercati EU28), di cui 2,4 in Germania.

Intanto il comitato tecnico Ue degli autoveicoli ha approvato la nuova procedura per i test su strada per le emissioni delle auto. L’accordo prevede una soglia più alta di tolleranza e uno slittamento dei tempi rispetto alla proposta presentata dalla Commissione europea. Una prima riduzione della soglia di tolleranza è stata fissata per l’1 settembre 2017 per i nuovi modelli e per il primo settembre 2019 per tutte le auto omologate.

Ma Volkswagen potrebbe non essere la sola ad avere alterato i dati: infatti il sistema di controlli europeo viene considerato da molti non efficace, in quanto manca un’autorità indipendente dedicata ad un’ultima verifica delle emissioni.

Così il Ministero dell’Ambiente italiano, che il 22 settembre aveva interpellato sull’accaduto sia il Kba, Kraftfahrt-Bundesamt, il maggiore omologatore delle auto in questione, sia il costruttore: La certificazione della rispondenza delle omologazioni dei veicoli (comprese le verifiche della rispondenza alle emissioni inquinanti) segue l’obbligatoria Direttiva Quadro 2007/46 sulle verifiche di tutti i veicoli. Ogni Stato della UE rilascia i certificati di omologazione sulla base delle verifiche sulle diverse tipologie di veicoli. Nel caso Audi-Volkswagen le omologazioni sono rilasciate nella maggioranza dei casi dal KBA. La Direttiva obbliga gli Stati ad immatricolare qualsiasi tipo di veicolo e marca che abbia un certificato valido rilasciato da un qualsiasi paese, senza ulteriori controlli preventivi.

Sarà notevole anche l’impatto sul mercato italiano della componentistica, grande fornitore del gruppo tedesco.

Roberto Vavassori, presidente Anfia, associazione nazionale filiera industria automobilistica, durante un’audizione davanti alle commissioni Industria e Ambiente del Senato ha ridimensionato la questione: L’industria della componentistica italiana fattura circa 40 miliardi di euro, dei quali circa la metà destinati all’esportazione e il primo Paese importatore è la Repubblica Federale Tedesca con 4 miliardi di componenti esportati dai nostri produttori. Ma l’effetto sui profitti netti dell’industria italiana della componentistica sarà significativo, ma non drammatico.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi si augura che la pratica di Volkswagen non fosse corrente anche fra le altre case automobilistiche: è lecito pensare che potrebbero esserci ripercussioni sul sistema italiano.

Fioccano azioni e class action. Negli Stati Uniti, in Europa e in Italia. La Beuc, principale raggruppamento di associazioni a livello europeo, ha chiesto un’inchiesta approfondita sulle verifiche di emissioni e consumi. Il Codacons (Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori), per tutelare gli azionisti, ha messo a disposizione la nomina di persona offesa da inviare alla Procura di Torino ed ha avviato la raccolta di adesioni alla class action, depositata dinanzi al Tribunale di Venezia in favore dei possessori di auto. Attiva anche Altroconsumo, che già un anno fa aveva denunciato, in Italia e in Europa, la prassi scorretta adottata dalle case automobilistiche circa le emissioni inquinanti e i consumi di vetture diesel. Ora è partita la class action, che ha già raccolto quasi 8.000 pre-adesioni.


Come funziona il Congegno Truffa

Secondo l’agenzia federale USA per la protezione dell’ambiente (EPA) il software Volkswagen analizza numerosi dati, quali la posizione dello sterzo e le variazioni della velocità, per capire se l’automobile viene provata su strada o sui rulli. Nel secondo caso interviene su alcuni parametri di motore e centralina, limitando le prestazioni e di conseguenza le emissioni di NOx (ossidi di azoto). Così vengono superati i test sull’inquinamento prodotto.

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